Le News Speciali di Mag Verona

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EX-CAVA DELLO SPEZIALE

Il BOSCO di Verona può diventare una discarica

 

L’ex-cava Speziala di S. Massimo, oggi bosco e riserva di biodiversità, è in pericolo perché vi sono dei progetti, presentati da privati, per farla diventare una discarica. Il Comitato “Un Parco per la Città” propone una raccolta firme per segnalare al sindaco il desiderio dei cittadini e delle cittadine che questo luogo resti come parco urbano.

 

PER APPROFONDIRE:

La vicenda della ex-cava Speziala di San Massimo entra nel diritto della categoria “storia infinita”, e da oltre 30 anni vede la contrapposizione di interessi fra la proprietà ed un comitato che interpreta la volontà di tanti cittadini.

Gli anni 80 del secolo scorso vedono concludersi le attività di scavo alla cava Speziala. San Massimo è un quartiere periferico di Verona, che ha offerto un generoso obolo ai cavatori, con sette grandi cave. 4 di queste sono state trasformate in remunerative discariche incontrollate ancora 50 anni fa, una quinta è stata riempita con rifiuti speciali (fanghi di marmo filtropressati) una ventina d’anni fa e due sono rimaste ancora ferite a cielo aperto: la Speziala e la Casona.

Concentrandosi sulla cava Speziala: inizialmente la proprietà intendeva farne una discarica di terre di fonderia, ha ottenuto il permesso dalla provincia iniziando la processione di camion. Senonché erano i tempi di mani pulite, Verona è stata la seconda città, dopo Milano, nella classifica dei processi per corruzione e la cava Speziala è stata l’epicentro della vicenda veronese. Il processo legato alle tangenti per ottenere l’autorizzazione alla discarica, con sentenze passate in giudicato, ha portato in carcere politici e imprenditori di primo piano: un onorevole, un assessore, il presidente della più grande banca della provincia, l’amministratore di una multinazionale. A quel punto arrivò in porto il ricorso al TAR presentato da alcuni coraggiosi confinanti e la discarica venne inaspettatamente bloccata: sembrò che per una volta Davide avesse sconfitto Golia.

Restarono in stallo per alcuni anni e la natura iniziò la sua opera di recupero: sulle sponde iniziarono a crescere prima i prati, poi gli alberi, tanti alberi.

Al punto che nel 2000 si iniziò ad intravvedere un vero e proprio bosco, ed il comitato “un parco per la città” presentò un progetto finalizzato a valorizzare l’opera della natura trasformando l’area in un parco urbano, una sorta di montagna rovesciata, con sentieri lungo i quali prima si scende per poi risalire. Gli studi dei naturalisti erano incoraggianti: quei 17 ettari si stavano trasformando in un’oasi di biodiversità, e la vegetazione aveva avviato un’opera di fitodepurazione che negli anni ha neutralizzato gli effetti delle sostanze inquinanti scaricate nella fase della discarica. Il bosco, ora ricco di circa 30 mila alberi, 1/3 dei quali ad alto fusto, è diventato un ecosistema vero e proprio, dotato di un elevato livello di complessità e stabilità: un’area di assoluto valore dal punto di vista naturalistico e paesaggistico e un patrimonio biologico irrinunciabile per l’intera comunità veronese.

Nel 2000 il comitato presentò il progetto e lo supportò con oltre 2000 firme che chiedevano la salvaguardia del bosco e la sua trasformazione in parco pubblico. La risposta dell’amministrazione comunale non si fece attendere, ed il terreno passò dalla destinazione di verde agricolo (che consente di realizzare la discarica) a quella di verde urbano.

I progetti della proprietà furono bloccati, ma poi un brutto giorno l’assessore all’urbanistica Vito Giacino fece marcia indietro, ritornando a verde agricolo e riaprendo la strada alla possibilità di realizzare una discarica. Questa, della discarica, peraltro non è una fissazione, ma la ragione sociale della ditta Area S.R.L., proprietaria del terreno, e sicuramente è una attività estremamente vantaggiosa per chi riesce ad ottenere le autorizzazioni.

E così si arriva ai giorni nostri: la ditta Area si rivolge allo Studiotre per chiedere supporto legale, e qui viene partorita un’idea “geniale”. Il pendio è ripido e pericoloso, e bisogna metterlo in sicurezza per evitare frane in caso di terremoto: per far questo si propone di realizzare delle barriere con gabbioni che trattengano il terreno necessario ad addolcire il pendio. In sostanza verrebbero scaricati 780 mila metri cubi di materiale e realizzate le strutture di contenimento, senza però chiedere l’autorizzazione ad aprire una discarica e senza passare da alcun ufficio se non quelli dell’edilizia privata. Anzi, data la semplicità della struttura non sarebbero necessari neppure progetti, in pratica l’intervento che prevederebbe 80 camion al giorno per quattro anni di discarica sarebbe equiparato allo spostamento di una periana all’interno di un’abitazione.

Ovviamente per far questo sarà necessario il taglio di quello che nelle loro relazioni è definito il “bosco inutile”, la sterpaglia che oggi si trova lungo i pendii della cava.

I politici locali sono entusiasti: “finalmente sarà sanificata l’area”, che non sarebbe altro che un covo di ratti. Per loro è un bene il taglio del più grande bosco spontaneo del Comune di Verona.

In realtà, quel bosco, nelle condizioni attuali:

– aiuta a mitigare i cambiamenti climatici

– riduce l’inquinamento atmosferico

– riduce la temperatura atmosferica

– è scrigno di biodiversità

– produce benessere.

Insomma, anche lasciando le cose come stanno adesso quel bosco è fondamentale per il territorio. Ma poi, una volta acquisito dal Comune, potrà diventare un parco pubblico di grande importanza non solo per i cittadini tutti ma anche per il sistema scolastico: il parco nel bosco permetterebbe agli alunni delle scuole del territorio, che lo potrebbero raggiungere a piedi o con i mezzi pubblici, di svolgere attività educative in modo continuativo nella natura. Il parco sarebbe, insomma, un innovativo centro di cultura ed educazione ambientale.

Per fortuna il consiglio comunale di Verona ha messo una pezza, decretando che il terreno ritorni a verde urbano nel piano di assetto del territorio.

Ma la proprietà non demorde, e insiste con la circoscrizione, evidentemente più malleabile e disponibile: il 17 settembre 2020 il consiglio, convocato online e senza accessibilità ai cittadini, ha espresso nuovamente parere favorevole al progetto di Area S.R.L.

Il comitato si è già attivato lanciando una petizione, in calce alla quale hanno raccolto ad oggi 3300 firme. Chiedono al sindaco del Comune di Verona di decidere da che parte stare: se starà da quella dei tanti cittadini che vogliono che quel bosco non sia tagliato e che divenga un eccezionale parco pubblico, la città farà un significativo passo in avanti nella tutela ambientale e nella mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, di cui sono stati visti gli effetti proprio nel territorio Veronese.

Data l’impossibilità ad effettuare incontri pubblici informativi hanno affiancato alla “tradizionale” raccolta di firme, su modulo cartaceo, la stessa petizione online.

 

È possibile firmare a questo link: https://www.change.org/bosco-cavaspeziala

 

Per maggiori informazioni e notizie si può visitare:

il sito https://www.unparcoperlacitta.it/

la pagina facebook https://www.facebook.com/unparcoperlacitta

e il canale YouTube https://www.youtube.com/channel/UClb6Zk7edUQhBfqjTzfTnJw?view_as=subscriber

 

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FONDO ALTO BORAGO

Dona! Insieme compriamo un Bosco!

 

Ampie aree delle colline veronesi negli ultimi anni sono state oggetto di significative trasformazioni a favore della coltivazione di vigneti su larga scala, anche in deroga alle norme comunitarie di tutela del territorio. L’area della Val Galina e del Progno Borago è una di queste. È ritenuta strategica sia per motivi faunistici e ambientali che paesaggistici ed è protetta. Pur formalmente preservata, essendo inserita nell’elenco delle Zsp – Zone speciale di conservazione – negli ultimi 15 anni è stata al centro di svariati tentativi di trasformazione fondiaria.

 

Fondo Alto Borago è un progetto di azione collettiva promosso da “Il Carpino”, associazione di promozione sociale, per l’acquisizione e la futura gestione di un’area in Zona Speciale di Conservazione di oltre 38 ettari situata tra i comuni di Verona e Negrar di Valpolicella. Dopo diversi tentativi di trasformazione in vigneto, fino ad ora falliti, l’area sarà oggetto di Asta Giudiziaria in autunno 2020 al prezzo di 360.000.00 €, con offerta minima di 270.000,00 €.

 

Obiettivi del progetto

Raccogliere i fondi necessari per presentare l’offerta di acquisto attraverso il contributo di privati cittadini, associazioni, industrie, fondazioni.

Assicurare, guidati da un Comitato Scientifico e supportati da un Comitato di Gestione, la futura gestione dell’area, garantendo gli interventi necessari per la conservazione degli habitat e delle specie presenti.

Mantenere l’area pubblica, a disposizione di tutti i cittadini e dei turisti

 

Come aiutare il progetto

Con una donazione: ci sono diverse possibilità, trovi tutte le informazioni al LINK. Resta poco tempo e c’è bisogno di tutti.

 

Sei azienda, fondazione o associazione contatta direttamente seguendo il LINK.

 

Verona è una città davvero fortunata. I segni di un passato ricco di storia, di architettura e di arte si intrecciano con un ambiente naturale fra i più ricchi del paesaggio italiano. Le colline moreniche ad ovest raccordano il lago di Garda e il Monte Baldo con la pianura veronese, mentre i Monti Lessini e il Carega degradano dolcemente verso il piano con una complessa rete di dorsali e di vallate piacevolmente ricche di ambienti naturali (habitat) e di biodiversità.

 

Il progetto:

https://www.fondoaltoborago.it/pdf/DOC1_PROGETTO.pdf

 

Per maggiori info:

Fondo Alto Borago

Mail: fondoaltoborago@gmail.com

Sito: https://www.fondoaltoborago.it/

 

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RI-CIACK

Va nel Bosco

Domenica 11 ottobre

Una giornata tra natura e cultura in Val Borago, organizzata con FAB

Un evento organizzato insieme a FAB-Fondo Alto Borago, partner Ri-Ciak, in virtù delle similitudini e radici comuni fra i due progetti: entrambe si basano sulla cittadinanza attiva, perché nascono da un gruppo di cittadini e cittadine che si adoperano per restituire alla comunità un bene comune, in due ambiti diversi ma che si intrecciano sempre: FAB in campo naturalistico, Ri-Ciak in campo culturale.

Per conoscere meglio il progetto del Fondo Alto Borago: www.fondoaltoborago.it

 

 

PROGRAMMA

– 9:45 raduno nella piazza della Chiesa di Montecchio, ove si può parcheggiare, e registrazione dei partecipanti.

 

– 10:00 Dopo una breve introduzione da parte di FAB, ci incammineremo, guidati da loro, lungo il sentiero del CAI che porta alla Croce del Maso. Faremo una deviazione percorrendo lo storico Sentiero del Cargador che ci permetterà di costeggiare l’affascinante ambiente dell’Alta Val Borago. La passeggiata non presenta difficoltà ed ha una durata di 20’ al netto di soste per osservazione, spiegazioni, domande.

Qui la mappa del percorso:

https://drive.google.com/file/d/1yoIQQgUgZQX47GKsea2EtuAHZk8ureZU/view?usp=sharing

 

– 11:00 Sul prato adiacente al Capitello della Croce del Maso Andrea de Manincor (attore, regista, drammaturgo, consigliere Ri-Ciak) con un suo monologo, darà voce ad un luogo abbandonato: il cinema Ciak. Verranno poi presentati i due progetti: Riciak e Fondo Alto Borago. Sarà utile portarsi un plaid o dei cuscini per stare comodi sull’erba.

 

– 12:00 Chi lo desidera potrà restare per un picnic in compagnia (la normativa Covid impone che ognuno porti il proprio cibo e bevande); sarà un’occasione per  chiacchierare, conoscerci, approfondire. Chi invece vuole rientrare a Montecchio non ha che da seguire l’ampio, segnalato e diritto sentiero che vi conduce in 20’ minuti.

 

In caso di maltempo l’evento verrà rinviato a data da destinarsi

 

Nel rispetto delle norme Anticovid è NECESSARIA l’iscrizione fornendo Cognome, Nome e Numero di telefono. Nel caso in cui si venga accompagnati fornire anche gli altri nominativi (è sufficiente il solo telefono della persona che effettua l’iscrizione).

 

Per iscriversi prenotarsi via tel a 3280293008 o via mail all’indirizzo germana.bagattini@gmail.com

 

Evento Facebook:

https://www.facebook.com/events/805667936866149

 

 

Contatti Ri-Ciak

Cell: 3397858979

E-mail: cinemariciak@gmail.com

www.riciak.org

www.facebook.com/riciakverona/

www.instagram.com/cinemariciak

 

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UNA NUOVA FORESTAZIONE

Tra agricoltura e responsabilità ambientale

 

Sono sotto gli occhi di tutti e di tutte i danni derivanti dal cambiamento climatico: fenomeni metereologici impazziti, dissesto idrogeologico… Il degrado ambientale è sempre maggiore, testimoniato dalla riduzione di biodiversità, dall’inquinamento di aria e acqua e dalla generale riduzione della qualità degli ambienti, sempre meno “naturali”.

In parte questi effetti potrebbero essere mitigati da un organismo vivente che da sempre e gratuitamente è capace di sequestrare l’anidride carbonica e di fissarla nel terreno e che, non a caso, si pone come ponte e collegamento tra Padre Cielo e Madre Terra: l’ALBERO. Chiediamo il suo aiuto.

La Rete delle Nuove Vite Contadine, con il supporto di Mag Verona e Aveprobi, sta per questo elaborando un progetto che mira a dare una risposta concreta al tema del degrado ambientale dei nostri territori, contribuendo a mitigare i danni del cambiamento climatico. L’iniziativa, infatti, intende promuovere un nuovo rimboschimento delle aree agricole marginali della pianura e della collina, o la creazione di un reticolo di siepi, al fine di creare “polmoni verdi” che contribuiscano a ridurre la quota di anidride carbonica, oltre a mitigare i danni da dissesto idrogeologico e gli altri impatti negativi su ambiente e clima.

Al contempo il progetto ha per obiettivo sostenere piccole e micro imprese agricole dando loro una possibilità di mettere a valore terreni che difficilmente riuscirebbero a rendere produttivi in modo sostenibile e continuativo. Inoltre, grazie alla presenza dei nuovi boschi, le imprese potrebbero sviluppare ulteriori attività economiche, favorendo la propria esistenza e nuove forme di economia di comunità.

Per reperire queste azioni, il progetto intende coinvolgere altri soggetti del territorio, come industrie, società, artigiani, banche, assicurazioni, privati cittadini singoli e associati: l’impegno richiesto è quello di versare un contributo pari a una o più quote necessarie per la piantumazione e la gestione di un ettaro di bosco per un periodo sufficientemente lungo (circa 2.000€/anno per dieci anni). La proposta è rivolta specialmente alle attività che hanno inquinato e che tuttora inquinano in qualsiasi modo l’ambiente in cui viviamo e che, in questo modo, possono mettere in pratica una piccola compensazione per l’inquinamento perpetrato. Chiunque potrà comunque aderire al progetto in base a motivazioni proprie e personali.

Il progetto è in una fase avanzata di studio e di sviluppo, e verrà presentato pubblicamente nei dettagli entro la fine dell’anno; fin d’ora è però possibile contribuire anche con le proprie idee e con segnalazioni di interesse.

Per ogni informazione o approfondimento è possibile inviare una mail a info@magverona.it

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