Responsabilità Sociale d’Impresa ed Economia Sociale

Responsabilità Sociale d’Impresa  ed Economia Sociale

Di seguito l’ intervento a cura di Loredana Aldegheri nell’ambito del workshop ” Piani di Sviluppo di Reti Territoriali per la RSI” del Progetto FARE RETE PER COMPETERE – “Approccio alla RSI in Verona- Progetto di modellizzazione” DGR 448/2014 che si è tenuto a Castelnuovo del Garda (VR)  il 10 giugno 2015.

Piani di Sviluppo di Reti Territoriali per la RSI

Quando abbiamo compartecipato al progetto sulla Responsabilità Sociale d’Impresa avevamo presente che se da una parte è vero che la dimensione sociale è costitutiva dell’Economia Sociale, è altrettanto vero che essa, nel tempo e non poche volte, diventa scontata e può così inaridirsi o sclerotizzarsi.

Come Mag abbiamo sempre pensato che la dimensione sociale dell’impresa – per libera scelta e perciò per desiderio – andasse  curata, pensata, aggiornata, e suffragata da fatti e azioni visibili e comunicabili.

Oggi abbiamo concreto accesso a nuovi strumenti – che abbiamo visto duttili – che  possono implementare  e confrontare la dimensione sociale: tali sono quelli messi a disposizione dalle pratiche della Responsabilità Sociale d’Impresa.

Con il progetto e particolarmente con la formazione d’aula, abbiamo messo in circolo pensieri fini, confrontato pratiche tra mondi anche diversi. Con le consulenze nelle singole imprese sociali abbiamo ascoltato problemi, contraddizioni e supportato necessità fornendo strumenti, verificando come il bene comune/impresa sociale impatti sui contesti territoriali che si vorrebbero vicini ma che è importante saper conquistare con la relazione e lo scambio non occasionale.

Insieme alle 10 imprese sociali che si sono coinvolte nel progetto abbiamo capito l’importanza del trovare parole vive, oltre quelle dei comunicatori di professione, parole che dicano l’originalità e la differenza dell’impresa sociale capendo altresì che non solo la dirigenza ma anche ogni associato/a, collaboratore/trice dell’impresa sociale è bene che abbia un linguaggio a disposizione e sia autorizzato ad essere voce responsabile nei contesti.

Con i percorsi abbiamo aumentato la consapevolezza che l’impresa sociale è un soggetto plurimo: soggetto economico seppur di altra economia, ma anche politico (ovviamente non partitico) per il suo radicamento nel tessuto sociale e per la trama di relazioni  che continuamente favorisce, rinnova ed integra: relazioni che definiamo non strumentali.

La politica tradizionale -lo sappiamo tutti- non riesce più a tenere insieme  la società: non è più in grado di ascoltare e di rispondere adeguatamente ai bisogni (lo dice l’astensionismo elettorale, l’avvinghiamento nella corruzione e la devianza di troppi politici). Al contempo avvertiamo la possibilità a veder maggiormente riconosciuta la politicità delle Imprese Sociali, che rispondono oggi a tantissimi bisogni materiali e vitali sia essenziali (es. nidi autogestiti) che innovativi (ad es. intervento nel campo del recupero – riciclo).
Sappiamo che queste intraprese avvengono grazie ad una pluralità di partecipanti: lavoratori/trici, volontari, finanziatori, collaboratori, sostenitori, coinvolti da patti fiduciari di reciprocità e mutualità!

Le pratiche ricorrenti di responsabilità sociale abbiamo capito che possono irrobustire la consapevolezza del valore collettivo e perciò pubblico del nostro essere Imprese Sociali conferendo al sistema dell’Economia Sociale l’autorità  e la competenza a ridisegnare lo stato futuro e a ri-collocare il mercato orientando i consumi verso imprese responsabili.

Nel ‘900 lo stato ed il mercato sono stati i driver dello sviluppo ma oggi sono in difficoltà. Ne sono prova i tanti/troppi suicidi tra gli imprenditori in questi anni di crisi e le grandi disuguaglianze che si sono costituite nel mondo (il 10% della popolazione possiede più del 50% della ricchezza) per parlare di ciò che succede nel mercato sotto lo sguardo assente dello stato.

Con il progetto abbiamo visto che le Imprese Sociali che si rigenerano anche con l’ aiuto della RSI affinano l’arte di tenere assieme vite e lavoro per chi è dentro e fuori l’impresa sollecitando creatività ed iniziativa diffusa su piccole e grandi cose: dagli orti collettivi alle fabbriche in crisi recuperate, al ripristino di spazi pubblici urbani per rinverdire la socialità.

Per questo l’impresa sociale o meglio le imprese sociali in rete più che chiedere attenzioni alla politica istituzionale, salvo che per evitare danni, e’ bene che si attrezzino ad essere insieme Autorità Sociali di territorio per orientare le istituzioni stesse: orientarle ad avere un atteggiamento di ascolto, di trasparenza, di riconoscimento delle competenze che nella società si vanno formando in collegamento alle nuove intraprese e all’associazionismo attivo.

E’ una nostra postura quella che sto sollecitando  ma che può innescare cambiamenti anche in altri soggetti: almeno questo è il desiderio che come Mag vogliamo coltivare.

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