Sui fatti di Parigi – di M.Luisa Gizzio

Sui fatti di Parigi – di M.Luisa Gizzio

L’ Ufficio Studi Mag vi propone la lettura del testo di Maria Luisa Gizzio “Sui fatti di Parigi”, riportato di seguito e ripreso da Antonietta Lelario su Facebook il 12 gennaio.

Buona lettura!

Sui fatti di Parigi – di Maria Luisa Gizzio

Oggetto centrale oggi di tutti i quotidiani, non solo italiani, la spaventosa vicendadi Parigi e la brutale uccisione dei giornalisti della Rivista satirica francese accusata di anti/islamismo.

Titoli a cui seguono anche approfondimenti che spaziano dagli antichi miti al rischio di una destra estrema in Europa.

Certo è necessaria la conoscenza approfondita di tutto questo, ma occorre anche porsidomande di fondo.

La prima osservazione che mi sorge spontanea: quello che questo terribile episodio mostra è la violenza che sta vincendo nel mondo; la morte, non la vita; ildenaro, non gli affetti; la violenza, non la pietà; il fanatismo, le credenze,non la riflessione; la prepotenza, non il rispetto dell’altra/o. Il potere, non la relazione con l’altro; la proclamazione, non l’ascolto.

Ma allora questa è l’umanità?

Questo è l’essere umano per natura così cattivo,egoista, fanatico, violento che occorre far morire sulla croce il figlio di Dioper salvarlo? E’ proprio nato così perfido e incapace se non di far comandarepochi su tutte/i?

Nei gg scorsi Fahrenheit è arrivata a porsi interrogativi sui miti.

I miti di cui ieri si è parlato a Fahrenheit hanno già presenti elementi drammaticicome quelli di oggi. Essi si riferiscono ad una umanità destinata prima o poi aimmergersi dentro questa cultura di morte, di relazioni fra umani basate sul potere. Secondo me, oggi è necessario uno sguardo che va oltre quello che viene ritenuta unica verità inconfutabile.

E’proprio così cattiva la nostra specie? E’ stata sempre così? Possiamo aprire uno sguardo di speranza sucome uscirne? L’umanità non è sempre stata così: esiste un’altra storia

Le società umane antecedenti alla invenzione delle religioni, di cui si fa finta di non sapere nulla, hanno vissuto, per almeno 20.000 anni, pacificamenteimmerse in una spiritualità intensa e rispettosa della natura, anche della sua inevitabile violenza. Una intera umanità è vissuta oltre 20.000 anni senza denaro,senza scambio, senza proprietà privata, senza l’invenzione di teorie religiose la cui conoscenza è riservata a pochi; e, soprattutto prima dell’invenzione di un Dio padre.

Le religioni, invece, immediatamente, fin dal loro sorgere divengono alleate del potere e legate alla nascita del denaro, della proprietà privata, della famiglia basata sul padre e su un rapporto sessuale obbligato e legato alla riproduzione di un figlio, il figlio del padre.

L’esistenzadi queste società antecedenti al patriarcato sono oggi inconfutabili, come ormai dimostrano tante archeologhe, fra cui la più nota MarjiaGimbjutas .

Non solo l’archeologia, ma anche la recente antropologia ha scoperto numerose popolazioni ancora esistenti, come i Moso, a 2.800 metri sul mare in territorio cinese, le cui abitudini sociali vengono vantate come modello di pace e dichiarate da imitarsi anche dall’O.N.U.

La studiosa Heide Goettner-Abendroth recentemente ha effettuato in numerose città italiane una serie dipresentazioni delle sue accurate trentennali ricerche su popolazioni diffuse intutto il mondo e che presentano tracce più o meno evidenti di antiche forme sociali prepatriarcali, perché rimaste isolate per ragioni geografiche, ma che dimostrano con evidenza queste origini dell’umanità.

In queste popolazioni,  c’è riconoscimento di chi ha maggiore esperienza, generalmente e naturalmente la madre, che – come avviene in tutte le specie almeno di mammiferi – è quella che cura e si interessa del benessere di tutte/i e ne ha competenza, che guida quelle società e decide ma non senza consenso.

C’è presenza di una intensa spiritualità, rispetto della natura e forme di economia non prevaricatrici. Ma  la cosa piùinteressante e significativa per la pace sociale e il benessere i tutti è che non c’è competizione, c’è una distribuzione dei compiti di ugual valore e con un forte impegno maschile nella cura e nella educazione dei giovani (il famoso“zio materno” così chiamato dagli antropologi classici). Tanto più ciò avviene quanto più esse sono simili a quelle originarie.

Se chiedo e desidero che si conoscano le caratteristiche economiche, sociali, umane, relazionali, spirituali di quelle società non è per avviarsi ad una imitazione di esse ma ad una indagine seria da cui assumere riflessioni nuove per un cambiamento basato su quei principi umani e sociali.

M.Luisa Gizzio

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