La Mutualità e le Mag – Mutue per l’Autogestione – in Italia di Loredana Aldegheri

La Mutualità e le Mag – Mutue per l’Autogestione – in Italia di Loredana Aldegheri

Origine

Quando parliamo di mutualità facciamo riferimento a quelle associazioni nate in Europa nel corso dell’ ‘800, che avevano lo scopo di sostenere ed assistere i lavoratori/lavoratrici negli ambiti della vita e particolarmente nella sfera della riproduzione.

Esse erano di due tipi:

 Le Società di Mutuo Soccorso che assistevano gli associati in caso di malattia, infortunio, morte oltreché di fronte ai rischi della disoccupazione con sostegni per l’acquisto di strumenti di lavoro per avviare attività artigianali e di piccolo commercio in prima persona;

 Le Cooperative con scopi mutualistici che difendevano i lavoratori/lavoratrici dalla speculazione commerciale (coop. di consumo) e quelle che promuovevano risposte alla mancanza di lavoro o che nascevano in opposizione allo

sfruttamento capitalistico (coop. di promozione-lavoro).
Con la legge del 15 aprile 1886 n. 3818 viene riconosciuta nell’ordinamento giuridico una specifica forma di società, per l’appunto la Società di Mutuo Soccorso, per molti aspetti differente dagli altri tipi di società commerciali o industriali.
La legge – ancora oggi in vigore – oltre a precisare particolari cautele nella gestione di queste Società, prevede alcuni benefici fiscali, parificando a questi effetti le Società di Mutuo Soccorso agli enti pubblici ed in particolare alle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza. Il primo decennio post legislazione evidenziò una forte resistenza delle libere Società di Mutuo Soccorso – pur attraversate da difficoltà economiche – ad accettare il riconoscimento legale. L’autonomia e l’autorganizzazione veniva prima dell’economia e la libertà era un bene così prezioso che non poteva essere scambiato con la sicurezza.
Infatti l’80% ovvero 5.000 su 6.000 Società di Mutuo Soccorso resistettero al nuovo inquadramento statuale per molti anni. Questa vicenda ebbe poi però come esito il prevalere della normativa statuale .
Ma soprattutto fu l’incorporazione da parte dello stato dei servizi mutualistici e previdenziali di cui divenne beneficiaria la quasi totalità dei cittadini che rese operativamente meno influenti le Società di Mutuo Soccorso che si svuotarono nello scenario novecentesco segnato per lo più dalle grandi semplificazioni culturali e ideologiche: stato o mercato; individualismo o collettività; ecc.

Il primo associazionismo si sviluppò come autogestione solidale di forme di autotutela rispetto a gravissimi rischi che incombevano sulle condizioni di esistenza di un ampia fascia sociale a seguito degli effetti della prima industrializzazione.

Il patto di mutuo soccorso fece sì che le sventure individuali non producessero solo marginalizzazione e miseria. I soggetti, che si erano prima liberamente co-obbligati a contribuire, potevano poi esigere la tutela della propria realtà di mutuo soccorso nel caso di concreta necessità.

All’interno delle Società di Mutuo Soccorso, auto-organizzate ed autogestite, i lavoratori subordinati hanno incominciato a vivere come soggetti autonomi, titolari di quei diritti fondamentali che furono poi incorporati nelle moderne costituzioni e nelle garanzie dello stato sociale. A queste forme di autotutela negli ambiti della vita si sono aggiunte poi le forme della lotta rivendicativa di natura sindacale, concentrata sui rapporti di produzione. La mutualità rappresentava però un’esperienza associativa profondamente diversa dalla rivendicazione sindacale.

Possiamo dire che la prima ha espresso un associazionismo “per”, mentre la seconda un associazionismo “contro”. La resistenza sindacale tende a strappare con la lotta la concessione di un obiettivo dall’alto. L’azione mutualistica tende invece a praticare l’obiettivo, a costruire dal basso il risultato attraverso l’esperienza del fare solidaristico. L’azione mutualistica consente di coprire l’intera esistenza collegando ambiti di vita e ambiti di lavoro.

Il produttivismo lavorista del sindacato del ‘900 si concentrò a strappare conquiste al mercato e, collegato a poteri politici in lotta per la conquista dello stato, generò macchine politiche centralizzate che via via travolsero l’associazionismo volontario, pluralistico ed autogestionale che era l’utopia concreta della mutualità e della resistenza quando si muovevano intrecciate. Nella seconda metà dell’ ‘800 le Società di Mutuo Soccorso avevano assunto una notevole diffusione tanto che il governo ritenne necessario intervenire con un’apposita regolamentazione.

Le Mag ed il nuovo inizio

A metà degli anni ’70 il bisogno di superare questi dualismi e la ricerca di una “terza dimensione” fece ritornare di attualità la pratica mutualistica. Partì allora la scommessa sulla possibilità ad investire, sul vecchio e significativo troncone del passato, facendo emergere un nuovo modo di agire che potesse risvegliare forme di solidarietà sociale e di autogestione nelle attività economiche attraverso cooperative capaci di perseguire obiettivi originari della mutualità.

E cioè cooperative capaci di realizzare non già forme mascherate di imprese capitalistiche a fini di profitto e quindi strumenti per trasformare in “padroni” i lavoratori, ma forme libere di aggregazione di lavoratori/lavoratrici intorno ad un tipo di impresa che mettesse in primo piano, attraverso la reale partecipazione dei soci alla vita della società, la valorizzazione individuale e sociale di lavoratori/lavoratrici; una organizzazione della produzione e del lavoro che ne tutelasse le necessità di benessere materiali e di sviluppo della professionalità e della creatività per sé e per il contesto locale ma anche generale.

In definitiva una nuova forma di presenza nell’economia, una via alternativa rispetto all’impresa capitalistica e all’impresa pubblica.
Fin dall’inizio la Mag orienta i/le associati a ripensare l’uso del denaro privato e ad indirizzarlo ad attività sociali e mutualistiche. Nasce così la finanza etica e solidale a cui si ispirano altre 6 Mag in Italia.
Scopo di Mag Verona, attraverso il Centro Servizi dedicato, è promuovere e accompagnare con percorsi di orientamento, di formazione professionale e culturale, con servizi imprenditivi e di microfinanza, Imprese associative e di lavoro non a scopo di lucro condotte proprio con il metodo dell’Autogestione (Cooperative Mutualistiche, Associazioni d’Impresa, Fondazioni di Comunità, Onlus).
Oltre 850 sono state le imprese sociali nate e cresciute con i supporti della Mag nel tempo e 120 gli interventi di finanza solidale per il decollo di forme diverse di economia solidale.
Dal 2005 Mag Verona ha attivato, nell’ambito di un progetto europeo Equal, uno sportello di microcredito, che offre attività di prestito a persone e microimprese in situazioni di povertà di nuova generazione, che non trovano risposte al loro bisogno di credito nel circuito bancario tradizionale.
La Mag edita da vent’anni un trimestrale – Autogestione e Politica Prima – rivista di azione Mag e dell’economia Sociale.
La pratica Mag e particolarmente l’azione di finanza mutualistica e solidale fu fatta propria e poi differentemente implementata nel territorio del Centro-Nord d’Italia da altre realtà Mag. A Milano con Mag 2, a Torino con Mag 4, nel veneziano con Mag Venezia, a Reggio Emilia con Mag 6, a Roma con Mag Roma e a Firenze con la nascente Mag Firenze.
Ogni territorio ha caratterizzato la Mag con una propria cultura e con proprie azioni correlandole al protagonismo di soggetti emergenti come ad esempio:
– i gruppi di acquisto solidale;
– i distretti dell’altra economia;
– i gruppi pacifisti e per la multiculturalità
– le comunità religiose di base e per forme di vita essenziali.
Queste pratiche comunemente chiamate di finanza mutualistica e solidale hanno generato e sostenuto negli anni circa 20.000 posti di lavoro inediti per le persone e per i territori.
Negli ultimi anni sono stati approntati da talune Mag servizi di microcredito con attenzione alle fragilità economiche e sociali emergenti.

È a Verona che nel 1978 nasce la Mag Società di Mutuo Soccorso (Mutua per l’Autogestione) sulla scia di tante esperienze che si costituiscono nel lavoro industriale (occupando fabbriche dismesse) in agricoltura (occupando terreni abbandonati) e nei nascenti servizi territoriali ( superando l’istituzionalizzazione di persone con ferite fisiche o psichiche).

Le realtà collegate stabilmente alla Mag di Verona sono oggi circa 350 ed operano in diversi settori: agricoltura biologica; accoglienza, cura e inserimento lavorativo di soggetti con svantaggi fisici ed ambientali; servizi socio-sanitari alle persone; produzione e commercializzazione di aggiornati prodotti artigianali e industriali; servizi tecnici e ausiliari; educazione e animazione; commercio equo e solidale; servizi sul territorio; ricreazione, cultura e arte.

Con il programma Equal – denominato Macramè – all’interno della Mag nasce nel 2005 la LUES, Libera Università dell’Economia Sociale, per consolidare saperi pratici, scambiare conoscenza con comunità filosofiche, scientifiche, di ricerca e realizzare attività di formazione, laboratori di crescita culturale, legati al territorio nel Terzo Settore, producendo anche materiali didattici e divulgativi. Ne è la curatrice editoriale e didattica Alessandra De Perini della Rete delle Città Vicine.

Nella Mag lavorano stabilmente 12 consulenti; occasionalmente 15 esperte/i; docenti; 8 volontari/e.

– le realtà di consumo critico;

Particolare cura ed investimento è stato rivolto dalle Mag d’Italia alla raccolta di denaro tra gli/le associati/e ( sotto forma di capitale sociale e di deposito più o meno vincolato). Conseguentemente ogni Mag ha avviato impieghi nell’economia sociale, nelle imprese responsabili, in progetti per l’ambiente, per l’educazione e la cultura.


Le competenze dell’oggi dell’Economia Sociale Mutualistica


Nel biennio 2010-2011 Mag Verona ha avvicinato decine e decine di imprenditrici e imprenditori sociali con il fine specifico di riconoscere, nominare e validare le competenze nate sul campo dell’economia sociale e mutualistica (progetto sul Capitale Umano e Regione Veneto DGR 1758/09).
A fine progetto sono stati individuati e condivisi punti di forza comune a tutte le intervistate e gli intervistati, dirigenti o meno, che elenchiamo.
 la consapevolezza di fare un lavoro che nasce dalla vita, dal desiderio maturato nel tempo, attraverso una storia, un percorso, che si fa progetto e rischio condiviso;
 le relazioni sentite come l’elemento irrinunciabile per le imprese sociali, la condizione stessa della loro nascita, sviluppo e continuità nel tempo;
 la necessità di dare senso alla propria esistenza, attraverso il lavoro “bello” dell’impresa cooperativa;
 il desiderio di rispondere in prima persona ai problemi e ai bisogni della comunità, tenendo insieme vita e attività lavorativa;
 la consapevolezza della differenza radicale tra la mentalità di chi fa o cerca un lavoro dipendente, un “posto” fisso, sicuro e quella di chi, imprenditore/imprenditrice del proprio desiderio, inventa il proprio lavoro non orientato al lucro;
 la consapevolezza del passaggio storico avvenuto negli ultimi venti trent’anni dalle associazioni di volontariato all’impresa sociale autonoma che sta nel mercato, senza essere “del” mercato,
 la scommessa di mettere al mondo nuove forme di economia che sappiano scardinare il mercato capitalistico, dove tutto si riduce a “merce”, senza che il mondo crolli per questo;
 lo spirito di iniziativa che nasce dalla chiara intenzione di liberare il territorio, la città, il paese in cui si abita dalla “presa” del potere;
 la critica nei confronti della società consumista, dove contano solo i soldi, l’apparire, i rapporti “strumentali” e la scelta di mettere al loro posto il guadagno di senso, la visibilità delle relazioni significative, il risparmio di tempo e di energie per dedicarsi alla ricerca, al gioco, alla vita delle relazioni;
 il legame tra lavoro e felicità, spirito di iniziativa e costruzione di “benessere”;
 una sviluppata capacità di individuare e affrontare criticità e momenti difficili, facendo leva sulla libertà e l’intraprendenza d’azione, sulle mediazioni efficaci, utilizzando strumenti e materiali “poveri” come la parola, il gesto di accoglienza, l’atteggiamento positivo;
 diffuse competenze economiche e amministrative, nel senso che nel lavoro cooperativo i soci e le socie non si limitano soltanto ad approvare un bilancio, ma lo capiscono, lo discutono in gruppo, partecipano attivamente alla sua elaborazione, dando indicazioni, facendo ipotesi o critiche, condividono i criteri economici della nuova economia sociale e le scelte che consentono all’impresa di stare in piedi da sé, indipendente e autonoma dalle logiche dell’economia di mercato;
 competenze politiche che crescono in rapporto allo sviluppo della capacità di “fare differenza”, di riconoscere nelle relazioni, innanzitutto quella con la madre, la vera forza dell’impresa sociale, assunta come strumento di cambiamento e trasformazione. Tali competenze si articolano nella capacità di leggere e analizzare il contesto più grande, storico e culturale, entro cui si inseriscono le imprese sociali;9
 la capacità di capire che cosa capita in città, nella vita pubblica, che cosa si muove a favore del proprio progetto e che cosa, invece, rema contro;
 la scelta di non contrapporsi nei confronti di chi non vede e non riconosce l’importanza delle nuove forme di economia sociale e della cooperazione, ma cercare di capire come rendersi visibili, comprensibili, socialmente desiderabili;
 la capacità, di fronte ai problemi individuali e sociali, di inventarsi qualcosa di nuovo, di agire concretamente in direzione del loro superamento (per es. “Filo continuo” ha liberato la città e il territorio di Verona dal tabù del disabile e messo in relazione figure che hanno saputo auto organizzare il proprio lavoro);
 la qualità delle mediazioni messe in atto in termini di azioni efficaci, gesti ad alto valore simbolico, forme di scrittura e di messa in parole dell’esperienza, nuove idee, qualità di sguardi nei confronti delle e dei beneficiari del proprio lavoro, attenzione agli aspetti non puramente pragmatici del lavoro, capacità di andare oltre al ruolo;
 la diffusa capacità di fare rete, di tenere insieme realtà, situazioni e figure sociali molto diverse tra loro;
 la consapevolezza che oggi, in tempi di crisi economica, la gente vuole spendere per il sociale, indirizza le spese più varie verso il sociale.
Questi nuclei di orientamento frutto dell’esperienza Mag degli ultimi 30 anni sono una concreta attualizzazione della mutualità originaria.10
Essi costituiscono riferimento pratico per le giovani generazioni a cui possiamo dire che, anziché cercare il posto, possono cooperare e crearsi il lavoro, con senso mutualistico naturalmente. Il mutualismo dell’800 era più maschile che femminile. La mutualità odierna è più femminile che maschile.
C’entra il desiderio femminile per le relazioni e una radice femminile per la cura dei contesti, senza escludere gli uomini.
Loredana Aldegheri
Verona, Luglio 2012

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BIOGRAFIA DELL’AUTRICE

Loredana Aldegheri compartecipò a metà degli anni ’70 con Giambattista Rossi all’avvio della Mag Società Mutua per l’Autogestione.
Insieme con Maria Teresa Giacomazzi ha particolarmente contribuito allo sviluppo della Mag Coop. Servizi, struttura di supporto all’avvio, allo sviluppo e alla sostenibilità di oltre 850 Imprese Sociali (cooperative mutualistiche, associazioni, fondazioni e onlus).
All’interno dell’ufficio studi Mag porta particolarmente avanti la ricerca sulla differenza femminile nell’economia con riferimento al pensiero della Libreria delle Donne di Milano e alle pratiche politiche della rete nazionale delle Città Vicine, passando per la relazione con Alessandra De Perini.

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BIBLIOGRAFIA:
– AA.VV., L’Autogestione nell’Industria, Ed. De Donato, Bari 1978
– DE VECCHI R. (a cura di), Lavorare, esserci, raccontarlo, Ed. Mag, Verona 200311
– DE PERINI A., DE VECCHI R. (a cura di), L’ORO dell’Impresa Sociale, Ed. Mag, Verona 2004
– TOMMASI W., LONGOBARDI G., ZAMBONI C., MURARO L. (a cura di), Imprese di territorio e di comunità, Ed. Mag, Verona 2005
– DE PERINI A. (a cura di), Il lavoro bello delle Imprese Sociali, Ed. Mag, Verona 2011
– FERRARIS P., “Economia solidale il gusto della libertà”, Altrafinanza n. 8 dic. 1997-gen. 1998, pp. 26-29

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Tratto da “La Mutualità e le Mag – Mutue per l’Autogestione – in Italia” di Loredana Aldegheri, pubblicato sul “Dizionario di microfinanza. Le voci del microcredito” a cura di Giampietro Pizzo e Giulio Tagliavini, Collana Studi Economici e Sociali Carocci Editore, 2013.

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