IL SENSO LIBERO DELLA DIFFERENZA SESSUALE parte terza

IL SENSO LIBERO DELLA DIFFERENZA SESSUALE parte terza

MATERIALI PER LA DISCUSSIONE

GRANDE SEMINARIO DIOTIMA 2014

Vi presentiamo le sintesi delle tre relazioni degli incontri avvenuti in ottobre: serviranno a prepararsi alla discussione del 7 novembre ore 17.20.

L’ ultimo incontro prevede infatti la divisione in tre gruppi in cui discutere liberamente a partire dai contenuti delle tre relazioni presentate. Per chi ha partecipato come uditrice è una possibilità di rilanciare le idee ascoltate aggiungendone altre, portando esperienze, dubbi, questioni.  I gruppi si riuniranno in Aula T1, Aula 1.4 e 1.6.

_______________________

Interrogare il desiderio

Il tema del desiderio è stato centrale nel femminismo fin dagli anni 70: il problema era quello di dare voce a un desiderio femminile che prima era tacitato o asservito nell’ordine patriarcale e che, nel percorso di emancipazione, era stretto fra due soluzioni, entrambe insoddisfacenti, quella dell’estraneità e quella dell’omologazione all’uomo. Molto è stato fatto nel pensiero e nelle pratiche della differenza sessuale per iscrivere nel mondo il desiderio femminile senza mutilazioni: il ritrovamento di mediazioni femminili fra sé e il mondo, in relazioni di disparità e di autorità, ha consentito di inserire nel sociale e nella politica un desiderio di donne che è giusto definire ontologico, perché è un desiderio di essere e di esserci. Consapevole della fecondità di questo percorso, avanzo tuttavia delle domande rispetto al desiderio.

1. A mio parere, c’è una sorta di metafisica del desiderio nella presupposizione che una donna possa esprimere un desiderio fuori dall’ordine simbolico dato, di marca maschile, un desiderio sorgivo, autentico, altro. Ma fino a che punto è libero il desiderio? E’ difficile desiderare secondo se stesse, evitando il mimetismo rispetto al desiderio di altri e di altre.

2. La seconda domanda riguarda la possibilità di avere una misura del giudizio rispetto agli oggetti del desiderio: stando nell’orizzonte del desiderio, non è possibile alcun giudizio, perché ciascuna desidera ciò che vuole, ma, se si considera, con Aristotele, che il desiderio è solo un mezzo rispetto al fine che tutti perseguono, cioè la felicità, è possibile una misura del giudizio. Una donna desidera autorità o potere, soldi, carriera o realizzazione di sé? Non tutti gli oggetti sono pari. Va detto tuttavia che, nel pensiero della differenza sessuale, fondamentalmente si promuove un desiderio senza oggetto: si apprezza il desiderio per la sua capacità di spostamento e di affinamento di sé: come afferma Manuela Fraire, nel femminismo fin dall’inizio l’importante non è tanto il desiderio di qualcosa, di un oggetto, “quanto piuttosto “il rapporto e la trasformazione di sé che si opera per via del desiderio”.

3. Un terzo dubbio riguarda il progressivo dissolvimento dell’intreccio di desiderio, sessualità e politica che c’era nel femminismo della differenza degli anni 70, per esempio in Carla Lonzi: dall’eterosessualità normativa, giustamente criticata da Lonzi e da altre, si è passate a un pensiero della differenza paradossalmente desessualizzato (con l’eccezione di Luce Irigaray, come è stato ricordato giustamente da Chiara Zamboni nel dibattito).

4. La quarta domanda riguarda la caduta del desiderio: che cosa dire a colei che si scopre nonostante tutto non desiderante? Nel pensiero della differenza, c’è una sorta di imperativo a stare sempre nello squilibrio del desiderio. Tuttavia, talvolta agiscono dei meccanismi ai auto imprigionamento depressivo, in cui il desiderio minacciato, che non trova risposta, si ritorce contro colei che lo ha sostenuto: l’aggressività, che non si riesce ad esprimere all’esterno, può ritorcersi contro se stesse in modo paralizzante.

Il desiderio ha a che fare con il corpo: ma il corpo è sempre incrociato dal linguaggio; a me interessa l’intersezione di corpo e spirito, lo spirito che si fa corpo e che diventa quindi anche forza materiale. Sono possibili varie accezioni del corpo: il corpo-sintomo, il corpo come mediazione col mondo nel lavoro manuale e in quello di cura, il corpo che noi siamo più che averlo come se fosse un oggetto, il corpo come ritmo. Fra il corpo come peso e il corpo-ritmo, c’è il sentiero stretto da tracciare fra necessità e libertà. In mezzo ci siamo noi, con la scommessa di fare di ciò che ci è semplicemente capitato di essere, fra cui l’essere nate donne, un guadagno di senso e di libertà. Il femminismo mi ha insegnato a fare della contingenza dell’essere nata donna, che in passato era sempre stata interpretata come uno svantaggio, un percorso di libertà. Ritengo che anche molte altre cose che non dipendono da noi, ma che ci sono semplicemente capitate, possano essere riscattate dal peso con cui ci gravano addosso se le si accetta, le si elabora e si riesce a farne degli elementi di condivisione con altre e altri.

Alle mie domande sul desiderio, altre si sono aggiunte nel corso del dibattito: ne ricordo due, che mi sono sembrate particolarmente significative. Riccardo Fanciullacci ha detto: che cosa ne fai del tuo desiderio? E Laura Colombo ha proposto la domanda: come desiderare secondo se stesse senza rinunciare alla relazione?

Wanda Tommasi

Sitografia ufficiale Diotima Filosofe

I commenti sono chiusi.