IL SENSO LIBERO DELLA DIFFERENZA SESSUALE parte seconda

IL SENSO LIBERO DELLA DIFFERENZA SESSUALE parte seconda

MATERIALI PER LA DISCUSSIONE

GRANDE SEMINARIO DIOTIMA 2014

Vi presentiamo le sintesi delle tre relazioni degli incontri avvenuti in ottobre: serviranno a prepararsi alla discussione del 7 novembre ore 17.20.

L’ ultimo incontro prevede infatti la divisione in tre gruppi in cui discutere liberamente a partire dai contenuti delle tre relazioni presentate. Per chi ha partecipato come uditrice è una possibilità di rilanciare le idee ascoltate aggiungendone altre, portando esperienze, dubbi, questioni.  I gruppi si riuniranno in Aula T1, Aula 1.4 e 1.6.

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Sapere di sé. Corpi e materialità delle vite

La relazione Sapere di sé. Corpi e materialità delle vite ha comportato una lenta e articolata mappatura di diversi punti mobili e dislocati tra testi, pratiche politiche, esperienze singolari e collettive.

Qui si darà conto solo di qualche sollecitazione, partendo tuttavia dalla premessa che ha mosso l’intero intervento: se da un lato è vero che la differenza sessuale indubitabilmente è legata al corpo, dall’altro lato quel corpo è stato velato proprio dal discorso della differenza sessuale di matrice italiana. È possibile capire se ciò abbia avuto delle conseguenze? Nella domanda di coniugazione e spesso frizione tra materialità e simbolico c’è una storia che si interrompe o che ha necessità di essere nominata ulteriormente? La materialità delle vite -dando a quest’espressione l’ampia portata di corpi, sessualità, lavoro, relazioni, cura di sé – andrebbe invece rimessa al centro, rigiocata e interrogata come questione politica di prim’ordine nel presente proprio all’interno del pensiero della differenza sessuale – nella consapevolezza che gli elementi che la distinguono concorrono a puntellare un sapere di sé.
In tal senso illuminare le scritture esperienziali delle donne è utile. Gli esempi portati sono riferibili a Carla Lonzi e principalmente al suo Taci, anzi parla e a Marina Cvetaeva e ai suoi Taccuini. È a questa altezza che analizzare passaggi precisi di entrambe apre a una interlocuzione con il ragionamento relativo alla metonimia e al regime di iper-metaforicità che viene spiegato da Luisa Muraro in Maglia o uncinetto.
– In che modo metafora e metonimia ci aiutano a declinare la materialità in relazione al simbolico?
– Corpi, sessualità, piacere, relazioni, ma anche nutrimento e fame ci «toccano»? Appartengono forse a una «contingenza» che va interrogata ulteriormente? Politicamente ci si deve far carico degli esiti?

– L’entrata in scena di alcuni elementi relativi alla materialità, sia in Lonzi che in Cvetaeva, sono metonimici rispetto all’intera questione della materialità simbolica oppure sono un procedere per metafore di cui ci si deve sbarazzare?

– Al cospetto di alcuni elementi della materialità è possibile che il simbolico sia incapace di bastare a se stesso?

Nello scenario politico attuale, vi sono proposte e pratiche politiche che possono interloquire con il pensiero della differenza italiano. In che modo? Mentre il corpo, la sessualità e la materialità in generale andavano contraendosi e prendevano traiettorie inedite in Italia, alcuni passaggi importanti venivano portati avanti da altri percorsi filosofici con una precisa collocazione femminista.

– È possibile che il pensiero della differenza italiano trovi guadagno e punti di contatto con percorsi che non sono i propri? Il riferimento è stato rivolto principalmente al posizionamento di Rosi Braidotti (soggetto nomade, postumano), e al concetto di continuum.

– Come si pone il pensiero della differenza italiano rispetto a teorie e pratiche che hanno interrogato la materialità?

Alessandra Pigliaru

Sitografia ufficiale Diotima Filosofe

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