IL SENSO LIBERO DELLA DIFFERENZA SESSUALE parte prima

IL SENSO LIBERO DELLA DIFFERENZA SESSUALE parte prima

MATERIALI PER LA DISCUSSIONE

GRANDE SEMINARIO DIOTIMA 2014

Vi presentiamo le sintesi delle tre relazioni degli incontri avvenuti in ottobre: serviranno a prepararsi alla discussione del 7 novembre ore 17.20.

L’ ultimo incontro prevede infatti la divisione in tre gruppi in cui discutere liberamente a partire dai contenuti delle tre relazioni presentate. Per chi ha partecipato come uditrice è una possibilità di rilanciare le idee ascoltate aggiungendone altre, portando esperienze, dubbi, questioni.  I gruppi si riuniranno in Aula T1, Aula 1.4 e 1.6.

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Noi che non siamo indifferenti

La relazione che ho presentato era molto lunga e articolata, anche ora mi è difficile darne una sintesi. Dirò quindi quale è stato il filo principale che mi ha guidata e quali sono stati alcuni snodi che ho interrogato. Il filo lo ho raccolto dalla domanda del titolo alla quale immediatamente ho risposto “no”: il senso libero della differenza sessuale non è da intendersi come un senso libero dalla differenza sessuale.

A ciò ho aggiunto che in quella domanda c’era un rischio, quello di suggerire l’attesa di un “perché” nella forma di una definizione o di una giustificazione, qualcosa che non abbiamo mai fatto, non corrisponde all’esperienza e al percorso che abbiamo intrapreso: non che non ci sia stato un dire, un portare al pensiero e alla parola, ce ne è molto, ma questo non è riducibile a un pensato, a una teoria definita, riprendendo le parole di Francoise Collin: la differenza dei sessi resiste ad ogni trattazione teorica, è indecidibile, si ridecide in ogni momento, in qualche atto politico o privato, è dell’ordine della prassi. L’espressione “la ricerca del senso libero della differenza sessuale” è stata usata per dire cosa fosse il femminismo, quale fosse la sua scommessa, il suo taglio rivoluzionario. Come il femminismo l’espressione non ha un significato di per sé senza l’assumere in prima persona quella scommessa, senza quello spostamento, quel salto che occorre fare ognuna per sé, e che non va da sé, rispetto a cui noi stesse non siamo indifferenti. Nel mio discorso ho preso come guida l’idea che in “il senso libero della differenza sessuale” c’è un equilibrio e una tensione che non è facile tenere, che non si tiene da sé, che va tenuto da noi stesse e continuamente ritrovato. Nell’espressione ci sono due poli che sono messi in tensione e in circolo, o spingono uno contro l’altro intersecandosi in un incrocio, quello al quale noi stesse siamo, in un punto piccolo e instabile, con il continuo rischio di sbilanciarci da un lato o dall’altro. L’equilibrio è quello tra libertà e necessità. Tra agire e patire, tra senso e corpo, tra ciò che dipende da noi e ciò che non dipende da noi. Il senso libero della differenza sessuale non vive se non si assumono in prima persona entrambi i lati, quello della condizione di necessità e quello della libertà, all’incrocio tra il dato e il dire, senza che ciò possa ridursi a un detto.
Questo perché la differenza sessuale è condizione di significazione ma anche limite alla significazione, è condizione di possibilità e insieme di impossibilità. Ho ripreso in ciò il concetto arendtiano di “condizione”, non una natura o un essenza, ma qualcosa che è irriducibile e intrascendibile, persino quando la si nega. Una condizione produce un senso non libero in varie circostanze: quando la si riempie di contenuti determinati profilando un destino, quando viene negata, quando viene resa insignificante. Assumere una condizione libera il senso per quel che può, accogliendo ciò che non può come limite abilitante. Non si è liberi da una condizione data, ma si è liberi nell’apertura di senso di quella condizione. Il femminismo è stato un taglio rispetto ad un senso coatto, non libero, della differenza sessuale, ha aperto l’incastro fra due vie che sembravano obbligate: da una parte differenza femminile senza libertà, dall’altro la presunzione di una libertà a spese della differenza femminile. Era l’agire congiunto di due tendenze che corrispondono ai due poli 1) differenza come mera necessità e impotenza, e 2) indifferenza come totale libertà del senso e strategia di gestione ed eliminazione dalla differenza. Ho proposto una ricostruzione dell’agire insieme storicamente di queste due tendenze in un doppio regime di “differenza indifferente” e di “differenza inferiorizzante e coatta”, che è stata l’architettura di un ordine simbolico, sociale e politico la cui storia è stata interrotta dal femminismo che ha aperto quell’incastro aprendo con ciò la possibilità di un altro ordine. Ma la possibilità non ha significato la sua realizzazione automatica. Quel che è avvenuto è che si è entrati in una fase di trasformazione e di conflitto simbolico e materiale che è il nostro presente. Si è aperto si lo spazio di un diverso ordine di senso e di rapporti portato dalla libertà femminile e dalla rivoluzione femminista, ma il doppio regime della differenza indifferente non è venuto meno. Esso da due lati spinge a chiudere quell’apertura e quella possibilità: dal lato della differenza non libera e dal lato della differenza indifferente.
Così interrogarsi sulle trasformazioni in atto, sia quelle delle odierne tendenze di un ordine che potremmo definire di crisi del capitalismo post-patriarcale, significa guardare a come in esso si manifesti il conflitto simbolico e materiale tra le tradizionali due tendenze ordinatrici, convissute a lungo, della differenza coatta, dell’indifferenza e dall’altra parte del senso libero della differenza sessuale.
Nel resto della relazione ho cercato di analizzare questo conflitto, e di vedere come quelle due tendenze (differenza indifferente, differenza non libera) si ripresentino, aggiornino, riconfigurino nel quadro rivoluzionato da una differenza che ha preso a esprimersi in libertà. Da entrambi i fronti del vecchio ordine, che apparentemente nemici contribuivano a mantenerlo, c’è l’esigenza di una revisione che registri l’accaduto della rivoluzione femminista e vi reagisca in un nuovo equilibrio: in ciò si manifesta nel contempo un conflitto sul senso del femminismo che lo rilegge e riduce in modo spurio e pericoloso, che leggo orientato prevalentemente all’affermazione dell’indifferenza sessuale. Ho poi considerato alcuni esempi di manifestazione di tale conflitto e cercato di riconoscervi l’agire delle suddette tendenze e del riconfigurarsi della loro perversa alleanza, raccogliendo l’invito dell’introduzione al seminario che poneva l’urgenza di confrontarsi con le trasformazioni del nostro presente soprattutto per quanto riguarda le sperimentazioni fluide di vita e di forme di rapporto tra i sessi legate al nuovo contesto “postumano” e agli sviluppi tecnologici e biotecnologici.
Le aree che ho preso in esame sono state:

1) l’odierna controversia che ha contrapposto alcune posizioni ufficiali cattoliche e gender theory

2) lo sviluppo delle teorie Queer e la centralità della questione della sessualità

3) l’accento posto sul cosiddetto “postumano” e in particolare la proposta di Rosi Braidotti.

4) l’appellarsi alla psicoanali , specie di matrice lacaniana, come baluardo di difesa della differenza sessuale contro l’avanzare dell’indifferenza sessuale (nella relazione questo ho dovuto tagliarlo e solo accennarlo).

Non posso qui rendere conto di questi passaggi, in estrema sintesi dico che in questi ambiti ho evidenziato l’agire della polarizzazione che ho suggerito. Ho concluso tornando al titolo: con il senso libero della differenza sessuale si è scommesso sull’incrocio tra natura e cultura, corpo e parola, necessità e libertà, differenza naturale come destino e indifferenza come via di indipendenza dai limiti della corporeità sessuata… Si è aperto a quell’incrocio un inedito spazio di libertà. Quei due poli storicamente contrapposti, ma in verità alleati e agenti insieme con l’effetto della non libertà femminile sono stati contemporaneamente sfidati da una differenza sessuale libera che venuta al mondo ha rimesso in discussione l’ordine della loro alleanza e della loro contrapposizione. La differenza sessuale non libera era all’incrocio dell’ordine che hanno strutturato, la differenza sessuale libera è ora all’incrocio della trasformazione di quell’ordine. Le due tendenze, le due forze di quella polarità si ristrutturano nei loro rapporti, cercando di ritrovare un ordine dove la differenza sessuale libera sia indifferente, torni a essere senza libertà o indifferente, o le due cose insieme.. Ma la differenza sessuale libera non è indifferente, non lo è stata in questo cambiamento e non si deve lasciare indifferenziare. Il regime dell’indifferenza sessuale rende insignificante nel nome di una presunta indipendenza per cui tutto dipende da noi con la differenza sessuale la corporeità, la natura, ciò che non dipende da noi, ma contemporaneamente rende noi stesse singolarità indifferenti, ci passa attraverso in un ordine che va da sé. Quel punto di incrocio va tenuto aperto, ma perché il senso libero della differenza sessuale resti questa apertura noi stesse non siamo indifferenti. Occorre fare la differenza.

Diana Sartori

Sitografia ufficiale Diotima Filosofe

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