La spinta dell’agricoltura nell’impennata del nuovo Pil

La spinta dell’agricoltura nell’impennata del nuovo Pil

Pianeta Verde, a cura di Andrea Zaghi, 14/09/2014

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Anche l’agricoltura ha contribuito al cambiamento degli elementi di calcolo del Prodotto interno del lordo del Paese. Non si tratta solamente di un mero tecnicismo, ma della conseguenza del cambiamento nel tempo del comparto. Oggi, cioè, l’Italia non è certamente più agricola, ma non è solo industriale: è qualcosa d’altro nel quale l’agricoltura riveste un ruolo importante.
L’Istat, quindi, da adesso in avanti nel calcolo del Pil nazionale tiene conto anche del valore aggiunto prodotto dalle nuove attività emergenti nelle aziende agricole, come la produzione di energie rinnovabili, le fattorie didattiche, i cosiddetti “agriasili”, le attività ricreative come la cura dell’orto e i corsi di cucina in campagna, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, le vendite dirette anche nei mercati degli agricoltori, la sistemazione di parchi, giardini, strade e la cura del paesaggio. Attività che, nella gran parte dei casi, sono già consolidate nell’ambito dell’universo agricolo e agroalimentare nazionale, ma che in ogni caso testimoniano di come il settore sia cambiato negli anni e di come, di fatto, stia ancora mutando.
La maggiore precisione dell’Istat nel considerare tutte le attività connesse all’agricoltura nel calcolo del Pil – ha spiegato fra l’altro Coldiretti, che ha posto l’attenzione sul tema – ha consentito di determinare con maggiore precisione il valore di quella che gli economisti agrari chiamano «multifunzionalità agricola». Cosa significa tutto ciò in termini numerici? Stando ai coltivatori diretti si tratta di una rivalutazione del valore aggiunto del settore pari al 7,5%, con un impatto positivo sul Pil di 0,1 punti percentuali. Non poco per un comparto che qualche anno fa era dato per moribondo, che ha attraversato profonde ristrutturazioni, che ogni giorno comunque si confronta con mercati difficili e condizioni produttive non ideali e che, spesso, non riceve l’attenzione che merita da un’opinione pubblica portata a vederne solamente alcuni limitati aspetti.
Ma si tratta anche di un risultato che è stato reso possibile da ben chiari strumenti legislativi che, oltre dieci anni fa, hanno «di fatto rivoluzionato l’attività d’impresa nelle campagne italiane, aprendo nuove opportunità occupazionali» dice Coldiretti che precisa: «Gli imprenditori agricoli oggi si possono occupare di attività che vanno dalla trasformazione dei prodotti alla loro vendita, ma anche della fornitura di servizi alla pubblica amministrazione». Attività ormai consolidate per molte aree agricole dello Stivale. Che solo adesso hanno trovato riscontro ufficiale nella statistica.

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