La Grecia risorge: volgiamo lo sguardo

La Grecia risorge: volgiamo lo sguardo

Sollecitiamo la vostra attenzione attorno ad un nascente testo da co-finanziare sulla Grecia che sta risorgendo, con racconti in prima persona documentati da Silvia Marastoni, esperta di Altra Economia e collegata alla Libreria delle Donne di Milano; si tratta di uno studio coinvolgente su quello che sta avvenendo sul suolo ellenico, dove a fronte della crisi stanno nascendo e sviluppandosi nuove forme di economia più sostenibile e vicina a donne ed uomini che possono dare qualche preziosa indicazione anche al nostro ormai vacillante “sistema occidentale” (reti di mutuo soccorso, reti di vendita diretta, assemblee per l’autogestione dei quartieri, circuiti di monete locali e scambi alternativi, centri di supporto medico e psicologico volontari, utilizzi creativi della tecnologia in campo sociale, e molti altri).

Il costo presunto per l’edizione di questo importante e significativo  libro è di 8.000/9.000 euro per: viaggi, pernottamenti, editing, stampa e promozione.

Chi crede nell’iniziativa può pre-finanziarne anche una piccola parte versando sul c\c IT 19 R 08315 60 0310 0000 0008658 (c/o Banca della Valpolicella, Credito Cooperativo di  Marano, Filiale di Valgatara, intestato a Mag Società Mutua per l’Autogestione) con causale “Pre-finanziamento libro: La Grecia risorge”.

Il libro, di circa 100/120 pagine, avrà un prezzo di 12 euro, e con il ricavato delle vendite saranno integralmente restitutiti i pre-finanziamenti.

Quanti/e sono interessati/e a partecipare al libro in forma diversa dalla precedente possono prenotare una o più copie impegnandosi così alla co-produzione che sarà perfezionata al raggiungimento della quota di budget necessaria.

Vi chiediamo gentilmente di darci rimando al più presto sulle vostre possibilità così da poter concertare la sostenibilità dell’iniziativa.

Vi invitiamo a leggere il testo di Silvia Marastoni, che segue, che ben illustra lo spirito di questa Grecia che risorge.

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“Da mesi la Grecia è l’epicentro di una crisi che sta  facendo tremare le fondamenta dell’Europa”, ha scritto tempo fa su The New York Times Magazine e Internazionale il giornalista americano Russel Shorto. Di questa crisi leggiamo e ascoltiamo le notizie diffuse quasi ogni giorno dai media italiani, a cui si aggiungono, per chi di noi ha relazioni con amiche e amici che vivono lì, i resoconti diretti della loro esperienza. “A giudicare da molti indicatori” aggiungeva Shorto “in Grecia sta succedendo qualcosa che non ha precedenti nella storia moderna del mondo occidentale”. Moltissime imprese che chiudono (il 25% del totale, dal 2009) o che non sono in grado di pagare gli stipendi, grande aumento dei licenziamenti e della disoccupazione (quasi la metà dei giovani sotto i 25 anni), forte riduzioni di stipendi, salari minimi e pensioni, drastici tagli ai servizi pubblici/al welfare, mancanza di farmaci, diffusione di un acuto disagio sociale – fisico e psichico – di cui il tasso di suicidi (aumentato nel 2011 del 40%, rispetto all’anno precedente) è il segnale più drammatico: sono questi alcuni degli “indicatori” di cui parla Shorto, e ci mostrano, come dicono molti, che “in Grecia non è solo l’economia che sta crollando, ma l’intero sistema sociale fondato sul modello europeo”.

Eppure, a fronte di uno scenario così catastrofico, in Grecia sta succedendo anche altro: nascono e si sviluppano (con un’accelerazione impressionante, nell’ultimo anno) reti di cittadine/i che si attivano in prima persona, in relazione con altre/i, per ricostruire il tessuto sociale e economico a partire dal contesto in cui vivono. Donne e uomini che inventano nuove forme di auto-organizzazione basate sulla solidarietà, sulla reciprocità, sul mutualismo, sulla cooperazione. Sono spinti, all’inizio, dal bisogno primario di sopravvivere, di garantirsi il reddito e i beni e servizi essenziali che con la crisi sono venuti a mancare, ma dalle loro storie emerge con forza anche altro.

“C’è molta depressione e disperazione”, ci raccontano amiche ed amici “ma anche un gran movimento, che coinvolge sempre più persone in tutto il paese”. “La crisi ha mobilitato anche grandi risorse di creatività sociale, economica e perfino artistica. Le persone hanno cominciato a organizzarsi tra loro, e le reti di mutuo soccorso sono diventate un punto di riferimento per molti: in primo luogo per chi è più in difficoltà, ma non solo”.

Ci fanno molti esempi, di cui sappiamo qualcosa ma poco e marginalmente anche dai nostri media: dalle diffusissime assemblee di quartiere alle reti di vendita diretta, “dal produttore al consumatore”, al proliferare dei circuiti di monete locali o di scambi senza denaro, i cui membri crescono con una velocità impressionante in fasce molto diverse della popolazione (mettendo così in circolo prodotti e servizi sempre più numerosi e differenziati). Dai progetti di riqualificazione del paesaggio urbano a quelli di public art, e più in generale all’espressione artistica come strumento di denuncia ma anche di riflessione, elaborazione e ricerca di nuove “strade”. Dai molti utilizzi creativi della tecnologia a scopo sociale alla creazione di cucine collettive e di mense gratuite autogestite. Dagli ambulatori medici agli ospedali e  ai centri di sostegno psicologico aperti da volontari. Dal milione e mezzo di persone che (secondo dati del Ministero dell’Agricoltura) è intenzionato – quando non ha già iniziato – a “tornare alla terra”, ai tanti progetti di coltivazione collettiva avviati, orti urbani compresi,  fino al  possibile avvio (in discussione proprio in questi giorni) della prima autogestione di una fabbrica da parte dei lavoratori.

La posta in gioco di queste esperienze è quella di riportare la vita alla radice dell’economia, di ricostruire vite e contesti devastati dalla crisi, attraverso la “politica prima”. La esprimono bene tre frasi riportate nei mesi scorsi su giornali italiani: «Stiamo riprendendo in mano le nostre vite, per ricostruirle in un modo diverso». «Non lasciare nessuno solo di fronte alla crisi». “In un mondo per pochi non c’è posto per nessuno”. A crederci sono in tanti, uomini e donne; e  tuttavia – dicono molte/i – spesso sono il protagonismo e l’energia femminili a fare da traino.

“Nonostante tutta la difficoltà, la fatica e la sofferenza che si prova e si vede” raccontava pochi giorni fa un’amica “in questa crisi ci sono anche opportunità che non vogliamo e non possiamo perdere: sta insegnando a molte/i a riconsiderare il mondo ed il modo in cui abbiamo vissuto, a guardare in faccia anche i nostri errori e le nostre responsabilità, e a farci forza vedendo  quel che di nuovo e di meglio, invece, può essere e già sta nascendo, perché lo stiamo già costruendo, inventando, con altre e altri, ogni giorno”.

È una scommessa che suscita il desiderio forte di “andare a vedere” più da vicino e di raccontarla, con chi la sta facendo in prima persona. Non solo per rispondere alla richiesta che arriva, forte ed esplicita, di darle voce e di “esserci” (“abbiamo molto bisogno di contatti, di scambi, di solidarietà e di sostegno, di farvi sapere cosa stiamo facendo, di confrontarci con voi, e che ci aiutiate a farlo sapere”), ma perché quel che succede in Grecia riguarda già direttamente anche noi. E perché pensiamo che anche per noi queste relazioni e esperienze possano essere fonte di grandi “guadagni”.

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