L’ECONOMIA del DESIDERIO rilancia…

L’ECONOMIA del DESIDERIO rilancia…

Il primo giugno di quest’anno, la Mag di Verona ha chiamato il “popolo” delle nuove cooperative e tutte quelle realtà che, nel corso degli anni, ha aiutato, incoraggiato a realizzare progetti, ad avviare imprese e alle quali ha offerto consigli preziosi, indicazioni pratiche, finanziamenti (850 sono le imprese sociali nate con il supporto della Mag); ha chiamato donne e uomini con cui ha instaurato uno scambio proficuo di “beni” materiali e immateriali, quelle e quelli che hanno collaborato con la Mag, mettendo a disposizione le proprie competenze; ha chiamato le abitanti e gli abitanti di Verona e dintorni o di città vicine e lontane, gruppi e associazioni, singole persone per chiedere loro, in nome del valore dell’economia sociale e delle relazioni intrecciate in questi anni, un aiuto in termini economici – a seguito dello sfratto – per l’acquisto di una grande “casa”, in zona stadio, vicino alla stazione ferroviaria, facilmente raggiungibile. L’idea è quella di acquistare lo spazio attraverso un “azionariato popolare diffuso e allargato” .

A partire da questa “Casa Comune dell’economia sociale e della finanza solidale” sarà possibile rilanciare la scommessa di una grande economia che punta sulle giovani generazioni, sull’inventività e creatività femminili, sullo stretto legame tra vita e lavoro, sul sapere pratico che sa stare in dialogo con la ricerca di senso, sulla forza dei desideri che si colloca al di sopra della logica del calcolo.

L’economia che ha in mente chi opera nel circuito Mag ha radici profonde nella materialità dei bisogni della vita quotidiana, è al “servizio” di grandi passioni civili, cerca di aprire strade che prima sembravano impossibili, riconosce eccellenze, risorse nascoste, competenze, facendole circolare nel territorio. Tenendo conto della differenza tra i sessi, alla Mag si fa la politica delle relazioni e tutti i giorni ci si impegna a  restituire visibilità e senso al lavoro ben fatto.

Se questo progetto ti convince, compra anche tu uno o più  mattoni (un mattone costa 500 €) della futura CASA COMUNE MAG.

Concepita come spazio simbolico, frutto di più di trent’anni di storia, di lavoro appassionato, di impegno politico di uomini e donne che si sono spesi e spese per costruire un “bene comune”, luogo dove politica e lavoro si intrecciano, la Casa Comune sarà messa a disposizione non solo delle 350 imprese sociali che oggi fanno riferimento alla Mag, ma di chiunque abbia contribuito al suo acquisto e operi nel Terzo Settore o nell’associazionismo per organizzarvi  incontri, iniziative, per fermarsi a consultare il centro di documentazione dell’Economia Sociale o semplicemente per ricevere accoglienza e ospitalità.

La Mag nei suoi trentatré anni di storia, ha dato tanto. Adesso chiede di essere aiutata a realizzare un progetto che le consentirà di continuare la sua attività, poggiandola su nuove basi, a partire da un piano più alto.

Se vuoi testimoniare pubblicamente il valore della Mag, se credi nell’economia sociale-relazionale, compra anche tu un mattoncino-mag e convinci altre e altri a fare altrettanto. Ti chiediamo di fare un gesto politico e, al tempo stesso, un atto di fiducia. Non si tratta di un semplice “dono”. Consideralo un “investimento” che darà sicuramente buoni frutti.

Alla base di questo progetto collochiamo il documento politico “Nuovo inizio di speranza collettiva” (http://magverona.it/documento-politico-mag/) di cui riportiamo alcuni passaggi per noi fondanti.

1) Operiamo per far rivivere una fattiva e diffusa solidarietà basata sul ripensamento del concetto di limite. Chi ha di più ha la possibilità di condividere subito, per libera scelta, non aspettando  la possibile e auspicata redistribuzione fiscale dello stato e delle autonomie locali. (es. progetto Mag in cantiere: Incubatore Solidale per far incontrare chi ha idee ma non ha mezzi con chi ha mezzi  economici e non ha eredi).

2) Riteniamo indispensabile al buon vivere il legame tra le generazioni, anche nell’ottica dell’invenzione di nuovi lavori a partire da quelli antichi. E così invitiamo le giovani e i giovani  a confrontarsi con la possibilità di investire tempo ed intelligenza nell’apprendimento del meglio dei saperi pratici delle generazioni passate, pur aggiornandoli al tempo presente, aprendo così nuove piste, possibilità e direzioni. Solo così l’impresa sociale dell’oggi, ma non solo, potrà essere il luogo del loro lavoro futuro.

3) Vogliamo che i/le referenti delle Istituzioni, che presidiano i Beni ed i Servizi Comuni, recuperino il senso unico e inderogabile della loro funzione che è il reale servizio alle collettività. Abbandonando così burocraticismi, clientele, ostilità verso il nuovo, differenze, pregiudizi, strapotere verso le persone comuni e verso coloro che arrivano da altri paesi e culture. Persone che sono qui mosse dal bisogno di sussistenza e di futuro che non vedono nei loro paesi,  anche  e soprattutto a causa delle politiche di rapina dell’Occidente. Politiche che hanno tolto nel Sud del mondo terre, coltivazioni, beni, ma anche l’immaginario di uno sviluppo di una cultura, di un’economia e di una politica coerenti con i contesti.

4) Auspichiamo che l’irrinunciabile cura quotidiana della nostra vita (quando siamo bambini/e, quando invecchiamo, quando ci ammaliamo, quando ci segna la disabilità e la fragilità) sia assunta da donne e uomini corresponsabilmente, secondo le possibilità e le differenze, nell’orizzonte dell’interdipendenza e del piacere del vivere comune.

Ci rendiamo conto che questo cambiamento ha bisogno di un lento lavoro di educazione, ma sappiamo che può essere favorito all’interno di una rete di servizi sociali, che molti e molte di noi hanno inventato in prima persona o insieme alle istituzioni pubbliche e che vogliamo sia  sostenuta e rinforzata, non fatta a pezzi, come purtroppo sta capitando. Ancora una volta la condizione affinché ciò possa avvenire è una giusta economia: vogliamo che qui siano dirottati il denaro, gli interventi e le risorse economiche, denaro che deve essere recuperato in primis togliendolo dagli attuali e talvolta scandalosi privilegi economici di chi opera anche nei servizi sanitari e sociali e non solo.

Grazie per l’attenzione, e grazie alla Libreria delle Donne per aver acquistato il mattone.

Loredana Aldegheri e Maria Teresa Giacomazzi